Gli scienziati

Ci sono stanze tutte uguali, sono stanze scarne, senza finestre, un po’ isolate. Sono stanze strane, o non c’è nessuno o sono piene di gente, comunque sono sempre silenziose, come anestetizzate dal rumore, e nelle quali nessuno sa cosa si faccia veramente.

Anche BananasCorporation ne ha una, e vuoi per la posizione un po’ defilata, vuoi per la privacy garantita, è stata dedicata ad attività strategiche, e per questo assegnata a degli scienziati.

Penso che vada vista un po’ come una sorta di laboratorio del Gran Sasso. Lì infatti vengono studiate cose tipo: l’utilizzo dell’astrolabio nel calcolo della velocità del neutrino, il punto in cui due rette parallele alla fine s’incontrano, l’utilizzo del criceto per la risoluzione del problema energetico.

Roba grossa insomma.

I nostri consulenti si stanno veramente da fare per davvero davvero, lo si vede dal numero, dai completi sempre più blue che usano, dai quintali di fotocopie che producono, dalla puzza d’ascella che c’è là dentro.

Ora visto che per il nobel a questo punto è solo una questione di tempo, vorrei solamente dire che anche noi abbiamo una parte di merito.

Insomma ci sono gli scienziati, ma anche i benefattori, e noi per il progresso dell’umanità e lo sviluppo della (para)scienza abbiamo devoluto tutta la componete variabile dello stipendio.

Mica poco, no ?

Riflessioni sul tempo n 2

La seconda puntata della riflessione sul tempo verterà sulla massima il tempo è denaro. Come nel precedente post tale riflessione prede spunto dall’anda e rianda tra il vecchio e nuovo lavoro.

Già perché io quando me ne andai ovviamente lasciai il mio lavoro a qualcun’altro. Tutto fu di fretta quindi non ci fu nessun passaggio di consegne.

Poi sono ritornato, e tutto di nuovo fu di fretta. Mi ridettero parte del vecchio lavoro, quello più di contenuto e me ne aggiunsero altro, sempre di contenuto.

Ma il resto del vecchio lavoro ? Bella domanda. Quello lo fa un altro, quello è la parte più semplice di quanto facevo prima, quello è l’unica cosa che fa l’altro.

Beh, l’altro è uno che guadagna almeno il doppio di quanto guadagno io.

Riflessioni sul tempo n 1

Qualche saggio deve affermato che un suono se continuo diventa silenzio, e se nel caso non ci fosse mai stato un saggio che l’abbia affermato deve darsi una mossa perché in effetti è vero. In parte almeno.

Cosa c’entra con il tempo direte voi. C’entra, c’entra.

Nessuna riflessione filosofica comunque. Aristotele e S. Agostino li mettiamo da parte, anche perché se dovessi giocarmi una citazione sul tema mi butterei sul sempre ottimo Heidegger con un “ L’esser-ci, compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso, e non è nel tempo” . Così, giusto per aumentare la confusione.

Comunque, torniamo sul tema. Ho già scritto in passato che l’ufficio NonGestione delle Risorse Umane mi aveva spostato in un altro ufficio per rimandarmi dopo poco in quello precedente.

E quindi entra il tema del rumore e del silenzio. Già, perché questo passaggio tra uffici è come se mi avesse dato una scrollata e mi avesse risvegliato. Proprio così, risvegliato. Infatti mi sono accorto che precedentemente molti dei temi e progetti di cui altri parlavano e discutevano in ufficio erano proprio un suono divenuto lentamente silenzio.

Non è stato più così appena tornato. Insomma è come se avessi ricominciato ad ascoltare veramente, come se l’ufficio fosse nuovo ed io cercassi di capire cosa venga fatto lì dentro.

Ed allora mi sono accorto che i progetti di cui si parla sono gli stessi, ma non da quando me ne sono andato, ma da anni. Si proprio anni in cui si parla e si discute delle stesse ed identiche cose perché BananasCorporation è talmente disfunzionale da rendere difficile una loro realizzazione.

Metaforicamente parlando

Tempo addietro hanno aperto una nuova pizzeria, e via via prima uno poi un altro, tutti a dirmi quanto fosse buona. Alla fine ho deciso di provarla.

Per fare questo però ho deciso di adottare un processo di benchmarking fondato su un cluster di comparables definito su driver quali: location, pricing, ecc..Quindi ho definito un insieme di kpi debitamente parametrati in modo da ponderare le diverse performance oggetto della prestazione. É stata infine pianificata un’attività di revisioning su un timing coerente alla definizione di una best performance dinamica e perciò all’eliminazione degli white noise.

Ecco, metaforicamente parlando questo è quello che si fa BananasCorporation.

A proposito la pizza è veramente buona. Ve la consiglio proprio.

Vassalli, valvassori e valvassini

Il progetto è fondamentale. E’ stato richiesto direttamente dal re, e deve essere concluso entro giugno.

 Il contenuto fu più o meno questo, ed il tono fu quello delle occasioni importanti e solenni, mentre la scena suonò tipo vassallo medioevale con tanto di spadone appoggiata sulle spalle del servo della gleba, al quale viene così attribuito tale incarico, ed insignito addirittura del titolo di valvassino.

 Il fatto è che BananasCorporation S.I.I. (Società ad Irresponsabilità Illimitata) è un’altra cosa. Non c’è onore da difendere, non c’è gloria da ottenere, e non ci sono nobili, ma in compenso molti ma molti ignobili.

 Ciò nonostante il servo della gleba per un attimo, ma per uno solamente ci crede, pensa che questa volta forse andrà diversamente. Per attimo dicevo, per uno solamente.

 Tornando alle realtà, l’importantissimo progetto da vita ad un gruppo di lavoro, il che vuol dire che sono coinvolti più uffici. Analisi, incontri, riflessioni. Seghe mentali insomma.

Tutto fila liscio finché non si pone la necessità di interagire con la struttura IT dell’azienda. Già, perché alla base dell’importantissimo progetto sta l’estrazione di dati da alcuni Data Base. Prima per fare delle analisi, poi per creare delle routine di estrazione.

Facile direte voi. No, perché la struttura IT è un monolite enorme che non fa niente a meno che la richiesta faccia riferimento ad una specifica voce di spesa budgettizzata. Oppure non fa proprio niente e la budgettizzazione è solo un pretesto. Chi sa ?

 Lo sherpa valvassino chiede allora al capo-vassallo informazioni sul tema.

Non ti preoccupare, scandisce lui, è tutto apposto, il re stesso ha richiesto la cosa.

Tutto come l’altra volta. Stesso tono, stessa scena, stesso spadone.

 Eppure a questo punto inizia una sorta di labirinto, il cui esito è il ritrovarsi come per magia al punto d’inizio.

Chiedo infatti se la voce di spesa è stata inserita nel budget. Mi dicono di si, ma che il budget non è stato approvato e che con questi chiari di luna chi sa….

Informo di questo il mio capo-vassallo che cade però dal pero. Mi chiede comunque di inoltrare la richiesta al settore IT.

Il tizio-servo della gleba deputato ad interagire con la struttura IT, ebbene si c’è uno deputato a questa mansione, non vuole perché senza la voce di spesa, la richiesta non verrà mai soddisfatta.

Il mio capo-vassallo dice che va comunque richiesta, in caso di rifiuto porteremo la risposta al re in persona.

Il tizio-servo della gleba di prima allora coinvolge il suo capo-vassallo.

Il mio ed il suo capo vassallo parlano tra di loro e decidono che l’altro capo-vassallo deve fare la richiesta.

Questo accadeva una decina di giorni fa. La domanda è, mala richiesta l’avrà fatta o no ?

Il segretario al quadrato

In fin dei conti la mia azienda è società come tutte le altre. Quindi come tutte le altre ha segretarie che non fanno un cazzo, che se ne fottono di programmare le ferie, andandoci contemporaneamente e lasciando la segreteria vuota, e che guarda caso si ammalano contemporaneamente, e sempre per più giorni. Quindi le segretarie della mia azienda sono come tutte le altre e come queste hanno sguardi vuoti ed ultimativi, della serie non mi rompere i coglioni, non so fare niente, ma te non sai chi conosco io.

L’altro giorno ho scoperto che hanno anche un capo. Una sorta di coordinatore di varie segreterie di svariati uffici. Una sorta di super segretario quindi, o se preferite un segretario al quadrato. Già cosi suona meglio, decisamente meglio visto che tutto ciò che è in una segretaria in lui è amplificato, al quadrato appunto.

La storia è che le due erano ammalate ed io, rimanda una giorno, rimanda un altro, alla fine mi sono dovuto rivolgere al lui, al segretario al quadrato.

Dimenticavo, la mia azienda sul tema amministrazione e gestione del personale è completamente impanicata. Già perché un super progetto per lo sviluppo di un super applicativo per la gestione/amministrazione del personale, di super ha dimostrato di avere solamente il costo, le presentazioni di illustrazione del progetto, l’inadeguatezza della società d’informatica che l’ha sviluppato. Ops. dimenticavo, di super c’era anche la nostra stupidità nel comprarlo. Insomma avete capito, non funziona una cazzo, e l’esito e che ci sono attualmente tre, dico tre, applicativi, per la gestione di non si sa bene cosa. Dato che io però avevo l’urgenza di inoltrare dei documenti alla fine mi sono dovuto rivolgere al segretario al quadrato.

Lui, è un tipo dalla corporatura imponente e dallo sguardo che dice non faccio un cazzo, ma ho un paio di amici al posto giusto. Buon per lui.

Comunque io busso con tutto il timore del mondo, entro, e lui mi guarda con tutta la noia del mondo. Espongo la mia necessità con tutto il rispetto del mondo, ma lui niente, continua a guardarmi con tutto la noia del mondo.

La faccio breve. Quello che lui doveva fare era prendere una chiave ed aprire una armadio nella stanza delle segretarie per darmi un particolare tipo di documento. Ma lui ancora niente. Tutta la noia del mondo non lo fa schiodare dalla quella sedia, e finisce che mi scaccia dicendo che quel documento non mi serve “e che cazzo siamo nel 2012 basta carta, usiamo la procedura informatica”. Più o meno così suonavano le sue parole.

Il fatto simpatico della storia è che il segretario al quadrato pur di non alzarsi da quella sedia mi ordina di usare una procedura che semplicemente non funziona. A suo modo è un genio.

 

 

Sono problemi anche questi

A Bananalandia ultimamente sono successe talmente tante cose da poter riempire pagina, pagine e pagine di blog. Troppe, troppe schifose, troppo grosse. Ed allora parlerò di un altro annoso problema. Avete presente Shrek ? Quell’orco (è un orco vero ?) verde, si proprio quello del cartone animato. Ecco il fatto è che i bagni a Bananalandia sono senza finestra, la ventilazione non funziona un cazzo, ma soprattutto c’è un tizio che fa della roba da infarto, e quando parlo di infarto mi riferisco alla necessità di defibrillatore ed i maschera dell’ossigeno. Insomma il puzzo che fa dura giorni. Ma non nel senso che dura tanto, ma proprio giorni, insomma trentasei, quarantotto ore almeno.

Ecco l’ho ribattezzato Shrek, perché giusto un orco o qualcosa che gli assomiglia può fare cose del genere. É vero l’argomento non è dei più nobili ma a pensarci bene io di sangue blu non ne ho neanche una goccia, ed allora posso parlare di quello che mi pare.

Comunque il punto è che l’altro giorno sono dovuto scappare da quel cesso, si proprio di un cesso si tratta, e visto che l’altro bagno degli uomini è al terzo piano ho avuto la brillante idea di andare al secondo. Quelle delle donne appunto. Ragazze mie, saranno i prodotti dietetici che mangiate, o il fatto che non ne mangiate nessuno, rimane il fatto che entrare ed uscire è stato un tutt’uno.

Faccine e semaforini

Il tema del giorno, ma veramente di tutto il giorno,  è stato se le faccina doveva essere sorridente, normale oppure triste, se il semaforino doveva essere rosso, verde, o giallo.

Tre persone, tre, a dibattere accanitamente e puntigliosamente su tali questione, manco in ballo ci fosse stata la divisione dell’atomo.

In realtà c’era solo la revisione dello stato di progetti di cui sento parlare da secoli, c’era una presentazione da fare, l’ennesima di una sfilza di presentazioni tuttte uguali.

Esiste o non esiste ?

Ci sono cose di cui di tutti hanno sentito parlare, ma che nessuno ha mai visto. Cose tipo Atlantide, lo Yeti, il mostro di Noch Ness, la Gestione delle Risorse Umane

In un post di qualche tempo fa devo aver parlato del fatto che mi avevo mandato in un altro ufficio. Stanza più piccola, più buia, lavoro più meschino. Questo più o meno il resoconto.

Ci sono delle fondamentali attività progettuali. Così mi dissero. Io però  non abboccai neanche per un secondo. Lì ci sono stato pochi mesi, giusto il tempo di farmi diventare ancora più annoiato, più scazzato, più disilluso. Ho scoperto che non c’è limite a queste cose.

Poi ad un certo punto mi hanno chiesto di  tornare al vecchio lavoro. Solo pochi mesi dopo.

Ci sono delle fondamentali attività progettuali. Così più o meno mi hanno detto.